Il
progetto del Museo Tattile Varese è nato da una “scommessa”
quella che i modelli tattili potessero e dovessere avere una funzione
didattica, tanto per i vedenti quanto per i non vedenti.
Per
capire su che cosa si è basata questa nostra ‘scommessa’,
bisogna fare riferimento ai meccanismi di funzionamento della
conoscenza tattile. Generalmente
si ritiene che l’80% delle informazioni passi attraverso il canale
della vista, questo però non è sempre può essere considerato vero,
perché la trasmissione e l’acquisizione delle informazioni - e
dunque il canale privilegiato di apprendimento - è funzionale al
tipo di società, all’impostazione che la società fornisce in
termini di sensorialità. In sostanza questo significa che uno dei
sensi viene considerato primario
(nel caso della nostra società, la vista) e gli altri sensi vengono
considerati vicari,
quindi di mero supporto a quello primario. Dal momento che la nostra
società privilegia la vista, (che viene dunque ad essere considerata
il senso primario) e poiché esiste una economia
sensoriale
sviluppata sin dall’infanzia, in una società come la nostra
bambini e adulti tenderanno ad utilizzare in maniera privilegiata le
informazioni provenienti dal senso primario, tralasciando quelle
provenienti dagli altri sensi ed utilizzando dunque solo le risorse
sensoriali che si pensa possano servire maggiormente, quindi le
risorse visive.
In
questo contesto quindi il tatto (che è la prima forma di
apprendimento ancestrale) viene ad essere messo in un ruolo di
secondo piano e, per quanto fondamentale tanto per i bambini quanto
per gli adulti, finisce per essere vittima di un tabù, che sfocia
nel famoso “vietato toccare” che costella tutti i musei del
mondo. In realtà il tatto è l’unico senso vicariante
(cioè alternativo) della vista per quanto concerne la forma, ha
peculiarità uniche per quanto concerne
temperatura/morbidezza/durezza ed ha una capacità di discriminazione
ancora più elevata della vista. E’ però un senso analitico, non
sintetico e la sua conoscenza richiede tempo proprio perché parte
dalla conoscenza di elementi singoli, di particolari, che poi devono
essere messi insieme attraverso la costruzione dell'immagine mentale,
e dunque attraverso l’elaborazione di una sintesi. Questo significa
che nella conoscenza tattile -
e questa è una delle sue fondamentali valenze didattiche
- c'è il passaggio dal segno
al significato.
Ciò fa sì che attraverso la conoscenza tattile il bambino è
portato a sviluppare una maggiore creatività, prima di tutto perché
deve elaborare un ragionamento di sintesi e secondariamente perché
associa l’elemento emozionale di scoperta all’acquisizione di un
concetto. Ciò che si tocca assume una valenza simbolica e diventa
quindi strumento straordinario di comunicazione e di didattica,
proprio perché connotato da un'emozione. Sulla base di queste
riflessioni quindi, abbiamo sviluppato un museo di modelli tattili
lignei (quindi una sorta di enciclopedia tridimensionale da sfogliare
con le dita) cioè un museo capace di dar luogo contemporanemente ad
una conoscenza e ad un’emozione e, sempre partendo da qui abbiamo
dato vita ad una serie di laboratori tattili e sensoriali nei quali
le classi hanno la possibilità di vivere l’emozione della
tattilità, arrivando attraverso di essa a stimolare e sviluppare il
pensiero creativo, quello analitico e quello sintetico.
Livia Cornaggia
Museo Tattile Varese
Museo Tattile Varese
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